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Buonasera a tutti e rieccomi il martedì a raccontarvi un’altra esperienza di lotta dura al rifiuto! 🙂

Dopo i vari packaging, cialde e bottiglie, oggi vorrei parlarvi di un oggetto che ho eliminato da ben 3 anni (con incredibile soddisfazione e gioia!) e che fa parte della grande famiglia dell’usa&getta con il terrificante connubio ambientale plastica/cellulosa: gli assorbenti!

Sicuramente un argomento che potrà interessare più le Signore, ma chissà, farà riflettere anche gli uomini sul problema dell’eccessivo sfruttamento da cellulosa. La mia decisione di abolire questo famigerato oggetto, parte non soltanto dal costo spropositato o dai problemi ambientali che comporta il suo smaltimento, ma sopratutto dalla volontà di trovare un’alternativa “più comoda”. Andiamo per gradi.

Primo punto, il materiale di cui è fatto;

Gli assorbenti esterni sono costituiti da plastica, colla, uno strato di cellulosa assorbente e cotone sbiancato; sono tendenzialmente impacchettati singolarmente in plastica e raggruppati per la vendita in altra plastica. Gli assorbenti interni sono constituiti interamente di cotone e rayon, contenuti singolarmente in carta, plastica, plastica rigida e venduti in scatole di cartone o plastica. Quest’ultima direi che ormai la conosciamo tutti, ne parla il mondo intero, i vari social network sono inondati di immagini che riportano isole di plastica, microplastiche ecc… In pochi però parlano del dramma della cellulosa nell’usa&getta, dei fazzoletti, tovaglioli, cartaigienica, carta assorbente, pannolini per neonati, donne, anziani.

Punto due, da dove arriva questo materiale:

Greenpeace qualche anno fa ha denunciato lo sfruttamento/distruzione delle foreste del Nord Europa per la produzione di polpa di cellulosa. Pare che Svezia, Norvegia, Finlandia e Russia abbiano fondato la SCA per la protezione delle foreste, ma l’abbiano anche divisa in 2 sezioni: SCA si occupa della protezione del 3% delle foreste, mentre la sua “sorellastra”, la ESSITY si dedica alla produzione di polpa di cellulosa, possedendo al suo interno marchi come Tempo, Tena, Nuvenia. Pare oltretutto, che gli alberi utilizzati, vengano sostituiti da pini non autoctoni che non creano fonte di sostentamento per le renne e di conseguenza, mettano in grande difficoltà il popolo Sami.

Ora, per quanto io sia molto triste e arrabbiata per quest’ennesima messa in priorità del guadagno a discapito dell’ambiente, vorrei farvi riflettere sui numeri, tramite il punto tre:

Nel 2016 in Italia, il consumo di carta usa&getta (tovaglioli, fazzoletti e così via) è stato di 9kg/anno cadauno. Quindi, su 56’000’000 di persone abbiamo creato un rifiuto NON RECUPERABILE di 504’000 tonnellate solo di prodotti usa&getta in cellulosa…beh, solo in Italia, parecchio dai!

Detto questo, che mi ha aiutato a riflettere ed eliminare gran parte dei prodotti usa&getta in cellulosa dalla mia vita, il passo sicuramente più liberatorio è stato proprio quello dell’eliminazione degli assorbenti.

Avendo un ciclo piuttosto abbondante, avrei pagato oro pur di trovare una soluzione che mi permettesse di muovermi tranquilla e senza troppi pensieri, soprattutto nei primi giorni. Mi avevano dunque parlato di questa “coppetta mestruale” che sì, mi incuriosiva…ma mi faceva anche un po’ schifo come idea! Ero molto preoccupata per tutto ciò che ci mettono in testa a livello igienico, che altro non sono che vecchia propaganda per favorire gli usa&getta neglle pubblicità di 30 anni fa. La possibilità di acquistarne una e parlare con qualcuno che già la utilizzava mi si palesa a casa di questa amica, Lucia. Mi racconta tutti i pro, vantaggi, comodità. Ero tuttavia ancora scettica. Mi sono dunque presa il mio tempo, mi sono informata e rivolta alla mia ginecologa.

Il verdetto è stato positivo, così ho speso gli ultimi 30€ per il mio ciclo mestruale 3 anni fa e ne sono davvero felice! La coppetta mestruale in silicone è stata davvero una svolta nella mia vita. Si indossa facilmente, andando a creare una sorta di “sottovuoto” che permette al sangue di non ossidarsi, quindi di evitare qualunque tipo di odore che i normali assorbenti possono rilasciare; si lava normalemte con il sapone, io la faccio bollire prima di ogni ciclo per sicurezza; si indossa per 8-12 ore senza pensieri, con qualunque tipo di biancheria e non ho più bisogno di portarmi dietro pacchi di assorbenti e scorte. E’ comodissima in viaggio, in piscina e al mare…molto meglio di un assorbente interno perchè più sicura; evita poi tutte quelle irritazioni che possono dare gli assorbenti normali inumiditi, per via del contatto con la plastica, la cellulosa e tutti i prodotti chimici di cui sono costituiti.

Un cambiamento epocale per il mio sacco dell’indifferenziato, per l’ambiente e per il mio portafoglio! In 3 anni ho risparmiato circa 280€, tolto dall’indifferenziato oltre 450 assorbenti e mi sono semplificata la vita! Ovvio, come tutte le cose, bisogna fare attenzione, rispettare le norme di igiene consigliate, rivolgersi al proprio ginecologo per assicurarsi che sia uno strumento adatto a noi! Se nessuna di queste cose viene rispettata darà probabilmente dei problemi…come li daranno anche gli altri tipi di prodotti usati nel modo scorretto!

#coppettamestruale #nousa&getta #alternativepossibili #libere



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Eccomi tornata!

L’argomento di oggi è stato tra quelli che più mi ha dato problemi e pensieri…ragazzi! C’è un sacco di cose da sapere sulla cosmesi di cui, fino a qualche anno fa, non avevo idea!

Infatti, il problema dei prodotti per il corpo, non è soltanto il packaging in quanto tale, ma soprattutto la composizione. Una buona percentuale (spesso ben oltre la metà!) è costituita da microplastiche, piccole sfere che senza accorgercene sfuggono ai filtri di depurazione, quindi ce le beviamo e ce le mangiamo, nutrendoci dei pesci che a loro volta le hanno ingerite…una catena che trovo agghiacciante!

In particolare, le microplastiche più piccole di un granello di sabbia sono presenti in scrub, bagnoschiuma, dentifrici, ma anche in rossetti, maschere, mascara, idratanti, spray per capelli, creme lenitive e schiume da barba. Ogni anno, oltre 5mila tonnellate vengono impiegate nella produzione di questi cosmetici solo nella Comunità Europa e il 60% dei prodotti di makeup europei viene prodotto in Italia, utilizzando quasi sempre microplastiche. Boh, scoperto questo, me ne sono andata in paranoia! Ho iniziato a leggere tutti gli ingredienti dei miei prodotti…

  • Siliconi e derivati siliconici
  • PEG (polietilenglicoli) e parabeni (tutta la lista è molto lunga)
  • Polimeri acrilici 
  • Derivati dell’alluminio e del silicio di origine sintetica
  • Oli minerali
  • Benzene
  • Esano 
  • Propilene Glicole
  • Butilene Glicole 
  • Sostanze di origine petrolchimica
  • Coloranti di origine sintetica 
  • Profumi di sintesi o profumi naturali modificati chimicamente

Scopro così che I derivati del petrolio utilizzati in cosmetica sono per lo più dei grassi minerali, ad esempio Vaseline, Paraffinum liquidum, Mineral oil e Petrolatum. Tali derivati, nonostante gli appurati rischi che comportano, sono ampiamente usati come emulsionanti e solubilizzanti nella cosmetica tradizionale.

Ecco, diciamo che la scelta di evitare un certo tipo di prodotti è stata spinta da 2 fattori in particolare: il primo Simone, che da diversi anni non può utilizzare molti prodotti per il corpo per via di una secchezza diffusa che “lo squama” appena utilizza un bagnoschiuma o una crema che contenga parabeni ecc… e l’altra il pensiero che tutte queste microplastiche finissero in mare, ingurgitate da quei poveri pesci a cui ne facciamo già di tutti i colori. Ne sono uscita davvero disturbata!!!

Essendo io però, una persona che ha sempre adorato creme, profumi, maschere e prodotti vari, ho dovuto davvero impegnarmi e a volte, rinunciare ad alcuni prodotti che amavo profondamente…ma, fortunatamente ne ho scoperti tanti altri che mi hanno fatto innamorare più a cuor leggero, sapendo che stavo inquinando decisamente meno. Il primo periodo è stato un fallimento, perchè ho esagerato come al solito, passando da un estremo all’altro, dallo spalmarmi benzina sul corpo a lavarmi con l’olio d’oliva (e sentire le lamentele di Simo per l’odore di “insalata” che c’era perennemente in bagno…oltre al problema con l’unto! eh eh!) I rimedi della nonna sono sempre interessanti e qualche volta posso anche pensare di usarli…ma rinunciare davvero a tutti i prodotti per il corpo non faceva al caso mio! Se voi doveste riuscirci, sostituendo tutto con prodotti fai-da-te, grandi complimenti! Io non sono ancora pronta!

Ho iniziato a cercare prodotti che potessero fare al caso mio dunque, scoprendo anche i vantaggi di molti prodotti “solidi”, come il balsamo per capelli della Lush all’avocado. Per quanto riguarda lo scrub, devo dire che continuo con sale grosso e bicarbinato, che vi consiglio vivamente per tutto il corpo…è davvero portentoso! Sgrassa i capelli, addolcisce la pelle del viso, distende la pelle dei piedi e rende davvero setoso tutto il corpo. Come crema per il corpo ho scoperto l’olio di mandolrle dolci e me ne sono innamorata!!! E’ fenomenale, la pelle sembra nutrita in profondità! Lo vendono in molte erboristerie e anche sfuso è facile da trovare! Con il fatto che posso ricaricarmi il flacone evito anche il problema del packaging! In diversi negozi alla spina ed erboristerie trovate dalle spugne naturali a prodotti specifici, sia in flaconi ricaricabili che in contenitori di vetro. Il sapone poi, è la cosa più semplice. Usare saponette naturali è la cosa migliore, e vanno bene per tutto il corpo, specie quelle al tea-tree oil per le mani, antibatterico potentissimo! Mi ero fatta l’idea assurda che le saponette non fossero igieniche per via del fatto che tutti le potessero toccare, a differenza del sapone liquido con il dispencer… invece ho scoperto essere tutto nella mia testa!

Per altri prodotti ho scoperto, nel tempo che esiste il disciplinare NATRUE (http://www.natrue.org/) a cui aderiscono diversi marchi europei, stabilendo cosa i prodotti non devono contenere, impegnandosi nella produzione di una cosmesi “corretta” con la natura. La linea che con rapporto qualità prezzo trovo migliore è Viviverde coop (https://www.e-coop.it/web/guest/cosmetica-ingredienti) quindi, pur cercando di evitare i supermercati, la crema per il viso al riso e enotrea è davvero un ottimo prodotto e qualche volta me la compro! 🙂 Unico difetto e che i flaconi in plastica di questa linea hanno il codice 07, quindi, sì! va nella raccolta differenziata della plastica ma c’è una probabilità che contenga BPA (vietati nel packaging alimetare dal 2017 ma non in quello cosmetico) che, ahimè, è un pericolosissimo interferente endocrino…speriamo non sia questo il caso, ma è sempre bene stare attenti ed evitare tutti i packaging plastici segnalati con il numero 07.

Come ho scoperto in questi anni, il tema della cosmesi è davvero gigantesco e la scelta dei prodotti da utilizzare per tutelare la salute nostra e dei nostri cari (specie i bambini) apre a un ventaglio di alternative incredibile. Non servono davvero molte creme e prodotti diversi alla fine…con quattro o cinque si fa tutto! Chi davvero non vuole rinunciare ad avere mille prodotti ha larga scelta di ditte e marchi che lavorano in modo etico nel rispetto della natura e dell’uomo, basta informarsi! Credo che questo mondo non ammetta più ignoranza e superficialità in nessuna scelta; anche quella che pare più piccola e insignificante ha un peso e può cambiare l’orientamento delle aziende produttrici e aiutare a salvaguardare la salute dell’uomo e del pianeta. Poi, nessuno ci nega di utilizzare ogni tanto i vecchi metodi della nonna, aprire il frigorifero e ficcarci addosso mille ingredienti! 🙂

P.S. Tutti questi problemi di scelta fino al 2020! Quindi, dobbiamo stringere i denti per ancora un annetto! Perchè, fortunatamente, è passato l’emendamento della legge di bilancio 2018 che prevede lo STOP ALLE MICROPLASTICHE nei prodotti per l’igiene personale da risciascquo, (quindi non su creme idratanti, deodoranti ecc…ma è un inizio!) grazie ad associazioni che si battono da anni come Marevivo (www.marevivo.com)

Voi invece cosa utilizzate?

#ecologia #ecocosmesi #cosmesinaturale #freeplastic #marevivo



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La storia inizia così: Simone ed io, fino ai 25 anni, abbiamo vissuto in cintura, lui verso le Valli di Lanzo e io tra basso Canavese e precollina.

In casa si è sempre bevuta acqua del rubinetto, perchè oggettivamente buonissima! Giusto i miei familiari, abituati all’acqua frizzante, si fornivano con vuoto a rendere in vetro.

Quando ci siamo trasferiti a Torino, nel 2011, siamo letteralmente impazziti! Ben consapevoli che l’acqua del comune di Torino sia tra le migliori d’Italia, assolutamente potabile e blah blah ma…nella nostra zona, a San Salvario, non so se per le tubature vecchie, se l’acquedotto o vattelapesca…era ORRENDA!! Vi giuro, un odore tipo fogna, sempre opaca e con residuo rossiccio!!

…abbiamo provato a berla, a dire che ci saremo abituati, ma non ci siamo riusciti! 😦

Così abbiamo acquistato una caraffa di quelle con i carboni… ma, a dirvi il vero, anche quella è stata un fallimento! Noi beviamo davvero molto durante il giorno e quella caraffa era sempre vuota! Poi ricaricala, aspetta il tempo che venga filtrata….insomma: non faceva al caso nostro!

Senza rendercene conto, un po’ per pigrizia di pensiero, un po’ per comodità fisica (il Banglamarket a 2 mt dal portone di casa!), per circa 2 anni abbiamo continuato a comprare acqua in bottiglie di plastica… consumandone 5 casse la settimana siamo arrivati a 30 bottiglie di plastica da 1,5lt da buttare ogni 7 giorni…un sacco enorme, Vi assicuro!

Per fortuna, ad un tratto, non potevamo più vedere quel disastro! Ci siamo confrontati ed eravamo entrambi dell’idea che fosse necessario trovare una soluzione per evitare quella mole di rifiuti!! Abbiamo valutato diverse soluzioni, per non costringerci a bere acqua che proprio non ci piaceva:

  • vuoto a rendere
  • ricaricare le bottiglie ai punti Smat
  • osmosi inversa
  • addolcimento con resine o a scambio ionico (mi pare si chiamasse così!)
  • filtraggio fisico

Ebbene, sono tutte valide, ma specialmnete i filtraggi per osmosi o scambio ionico sono piuttosto cari nel montaggio di un impianto casalingo…diciamo che, a mio parere, sono più adatte ai ristoranti (quelli dove vedete bottiglie con etichette di acqua filtrata!) D’altro canto, per il punto Smat avremmo dovuto organizzarci con cestelli e carrellino…Simone non aveva alcuna intenzione di darmi una mano!

Alla fine abbiamo optato per una soluzione pratica, che eliminasse semplicemente quel gusto poco gradevole: un filtro per rubinetto a carboni della Brita. Questo filtro funziona per porosità, trattenendo clorati, pesticidi e trialometani, ma non purifica l’acqua da batteri, calcio e nitrati! Quindi è da considerarsi un filtro basilare e non un purificatore d’acqua. Per chi vive in zone in cui l’acqua è di per se potabile è più che sufficiente. State attenti comunque! Esattamente come le caraffe a carboni, bisogna cambiare il filtro ogni 3 mesi circa perchè al suo interno aumenta la proliferazione batterica; quindi, non cambiandolo, andreste a rendere pericolosa dell’acqua che in relatà non lo sarebbe! Il dispositivo che abbiamo scelto noi ha una lucina che si illumina di verde, giallo e poi rosso quando è ora di essere cambiato. Un filtro dura circa 1200lt.

Ma facciamo un po’ di calcoli!

1200 lt corrispondono a 800 bottiglie di plastica da 1,5 lt, quindi a 133 casse da 1,50€/cad = 200€ . Noi beviamo circa 2000 lt/anno (tra quelle che compri fuori durante la giornata, le cene con amici ecc..), ovvero 1333 bottiglie di plastica da 1,5 lt per un totale di circa 330€.

1 filtro per 1200 lt costa 17€/cad e si cambia circa ogni 3/4 mesi. Quindi in un anno ora spendiamo 60€ a fronte di 330€ circa. Ma la cosa più importante è che non produciamo più 1333 bottiglie di plastica all’anno, senza contare quelle prese al lavoro, in giro…da anni abbiamo la nostra borraccia sempre carica di acqua fresca! Ma poi, volete mettere quanto è bello a tavola avere l’eleganza del vetro piuttosto che plastica??? Il filtro si può facilmente dividere tra parte plastica e organica per essere reciclato.

Con questi calcoli ho anche fatto cambiare abitudini alla mia famiglia! Da quando tutti i figli sono usciti di casa, i miei genitori avevano smesso di ordinare il vuoto a rendere ed erano passati alle casse d’acqua al supermercato. Per fortuna, da circa un anno, mia mamma ha trovato un compromesso acquistando un gasatore d’acqua. Non si spacca più la schiena a portare le casse sulle scale, ha sempre acqua a disposizione e non fa più bottiglie di plastica come rifiuto!

Quindi ragazzi, noi l’abbiamo risolta così! Mi auguro che la maggior parte di voi non abbia neanche questo problema e che viva in una zona in cui l’acqua sia buonissima e si eviti anche questa spesa e questo attrezzo!

Per chi invece fosse ancora fermo alle bottiglie di plastica, magari saremo di stimolo per cambiare. Le alternative ci sono, e sono per tutti i gusti!

Se 20 persone come noi smettessero domani di acquistare acqua in bottiglia, in un anno produrremo oltre 10mila bottiglie di plastica in meno…pensateci!

#brita #acquadelrubinetto #acquapubblica #noplastic #plasticfree #reducerecycle #nodisposable #turingreen

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Buonasera a tutti, se state leggendo questo blog è perchè anche voi avete iniziato a cambiare qualcosa nella vostra vita o siete in procinto di iniziare!

Di me avete conosciuto soprattutto le produzioni, legate al riciclo, al mondo della Natura, ma in effetti, di ciò che avviene nella mia vita “al di fuori del Lab” non ho mai parlato molto. Iniziamo da questo Blog dunque! Perchè possiate aiutarmi, suggerirmi miglioramenti; per consigliarci reciprocamente nuovi approcci…o magari per essere tutti vicini in un grande abbraccio nella lotta comune all’inquinamento.

Premetto: ho avuto un’educazione basata sul rispetto della Natura e degli animali, come tanti di voi. Il mio lavoro e i miei studi mi hanno ulteriormente fatto approfondire il problema dell’inquinamento ambientale e hanno modificato ancora i miei atteggiamenti, le mie attenzioni. Tuttavia, da circa un anno a questa parte, io e il mio compagno abbiamo iniziato una vera e propria guerra. Sì, una guerra senza esclusione di colpi all’usa&getta, alla plastica e alla cellulosa.

Chi come me si è seduto e ha iniziato a guardarsi intorno, valutando ogni singolo oggetto, attrezzo, dispositivo? Chi ha fatto un check e ha capito che, potenzialmente, non era necessario che tale oggetto fosse di plastica? Così è iniziata quella mattina: carta e penna alla mano, segnare tutto ciò che avrei voluto “cambiare” per creare meno rifiuti e aiutare le mie tasche e il pianeta! 🙂

Mi piacerebbe, all’interno di questo blog, ripercorrere passo-passo tutti gli oggetti/approcci che abbiamo cambiato, potervi dare un suggerimento o, ancor meglio, averlo da parte Vostra. Noi stiamo intervenendo a 360° sul nostro ambiente, a volte scoraggiati dalle difficoltà, altre soddisfatti per aver incontrato qualcuno che ci ha risolto il problema con piccoli accorgimenti. Domani vorrei iniziare a parlarvi del nostro primo grande gap, un anno fa, legato all’acqua… ma non vi anticipo altro!

Voi siete pronti alla battaglia per salvare il pianeta?

#plasticfreeliving #nodisposable #nousaegetta #saveocean #savenature

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